nessuno mi ha chiesto nulla, però...

Maggio 21

“Mi aspetto sempre il peggio, ed è sempre peggio di quanto mi aspettassi.” — Henry James

Maggio 12

MEXICAN STANDOFF
o Stallo alla Messicana
o Triello

e c’è sempre un momento nella vita in cui ci si blocca a vicenda e nessuno ha il coraggio di fare la prima mossa perchè quella prima mossa pare un suicidio certo…
e nessuno può attaccare per primo perchè sarebbe per primo attaccato…

ed allora, che fare?

forse ci si può ispirare al più celebre degli Stalli alla Messicana, il Triello del finale de “il buono, il brutto e il cattivo“…

MEXICAN STANDOFF

o Stallo alla Messicana

o Triello


e c’è sempre un momento nella vita in cui ci si blocca a vicenda e nessuno ha il coraggio di fare la prima mossa perchè quella prima mossa pare un suicidio certo…

e nessuno può attaccare per primo perchè sarebbe per primo attaccato…


ed allora, che fare?


forse ci si può ispirare al più celebre degli Stalli alla Messicana, il Triello del finale de “il buono, il brutto e il cattivo“…


Apr 27

“when the show is on the air, i’m go to sleep…” —

 j. nemerlander

il più grande produttore a Brodway di tutti i tempi…

Apr 22

“Il grado di civiltà del nostro paese,
dipenderà anche e in larga misura, da cosa,
anche nel campo della letteratura di consumo,
gli italiani avranno letto.” — Giangiacomo Feltrinelli

Apr 17

“il Maresciallo Ney alla retroguardia della Ritirata di Russia della Grande Armeè” - Adolphe Yvon (1817-1893)


Il comando di una retroguardia immortale.

Napoleone abbandonò Mosca il 19 ottobre, affidando a Ney il comando della retroguardia. L’esercito francese, ormai in ritirata, doveva proteggersi dai continui attacchi portati dalle truppe russe. Cadeva la prima neve ed il maresciallo disponeva di 6000 uomini ancora validi, uno sparuto squadrone di cavalleria e 12 cannoni.

Il 18 novembre, Miloradovic, uno dei più attivi generali russi, cercò d’intercettarlo, e gli inviò uno dei suoi aiutanti allo scopo di convincerlo ad arrendersi.

“Un Maresciallo di Francia non si arrende mai; non vi può essere trattativa mentre si continua a sparare: consideratevi mio prigioniero!” Fu la risposta di Ney.
 
Per tutta la ritirata, il nobile contegno, la destrezza tattica, il coraggio, fecero guadagnare al maresciallo una fama imperitura. Moschetto in pugno, egli guidò numerose cariche. Durante una marcia, un carro affondò all’improvviso nella sottile crosta di ghiaccio, mentre un superstite tentava disperatamente di restare a galla aggrappandosi al bordo del carro. Ney non esitò a strisciare carponi nella neve per trarlo in salvo. Riconoscendo l’uomo che aveva salvato, egli poi esclamò con tutta naturalezza…”Ah! Siete voi de Briqueville, sono lieto di avervi ripescato!”.
 
Il 20 novembre rimase solo con 2000 superstiti ed un’orda di cosacchi si accingeva ad attaccarlo…”Tambours! La charge!” Gridò il maresciallo, ed ancora una volta guidò i suoi uomini all’attacco e sfondò la linea russa, aprendosi un varco verso la salvezza ed il ricongiungimento con il grosso della Grande Armeé.
 
Un ufficiale polacco, riuscì a portare la notizia all’Imperatore, il quale, felicissimo, esclamò “Ho trecento milioni di franchi alle Tuileries, ma darei tutto per salvare Ney. Che magnifico soldato! L’esercito di Francia è pieno di uomini coraggiosi, ma Ney è il più prode dei prodi! 
 
Il 13 dicembre, a Ney era rimasto un reggimento di poco piu’ di cento 100 uomini. Con questi pochi soldati - soldati impegnati da mesi in una campagna senza precedenti a meno 40 di temperatura e dopo 6000 km di marcia - lui e il generale Gérard riuscirono nell’impresa di mantenere la posizione del Ponte di Kovno. Lo tennero e riuscirono a lasciare la Russia inseguiti da 500.000 sovietici.
 
Il 15 dello stesso mese giunse a Gumbinnen, nella Prussia orientale. Era l’ombra di se stesso, con una barba incolta, la pelle sudicia e congestionata dal gelo, con brandelli di abiti di varia foggia che lo avvolgevano. Questa figura apparve all’improvviso davanti al soprintendente della Grande Armata, il Conte Mathieu Dumas, che in quel momento era a colazione. 
“Eccomi qui!” Disse Ney. “Chi siete?”, ribatté Dumas. “Come? Non mi riconoscete? Sono il maresciallo Ney la retroguardia della Grande Armeè. Ho bruciato le ultime cartucce sul ponte di Kovno. Ho buttato gli ultimi moschetti nel Niemen. Sono giunto qui attraverso enormi distese innevate. E poi, ho una fame da lupo. Fatemi portare una scodella di minestra.”
 
Il 25 marzo 1813 Napoleone conferì a Ney il titolo di Principe della Moscova, in onore dei sacrifici e del coraggio mostrato nel corso della disastrosa campagna di Russia.
 
Migliorini nella sua bellissima opera su Napoleone, su questo episodio, dice una cosa giusta: questa ritirata innalza ancora di piu’ nella storia, la Grand Armeè francese e il Generale Ney ne diventa il simbolo.


e qui per approfondire

“il Maresciallo Ney alla retroguardia della Ritirata di Russia della Grande Armeè” - Adolphe Yvon (1817-1893)



Il comando di una retroguardia immortale.

Napoleone abbandonò Mosca il 19 ottobre, affidando a Ney il comando della retroguardia. L’esercito francese, ormai in ritirata, doveva proteggersi dai continui attacchi portati dalle truppe russe. Cadeva la prima neve ed il maresciallo disponeva di 6000 uomini ancora validi, uno sparuto squadrone di cavalleria e 12 cannoni.

Il 18 novembre, Miloradovic, uno dei più attivi generali russi, cercò d’intercettarlo, e gli inviò uno dei suoi aiutanti allo scopo di convincerlo ad arrendersi.

“Un Maresciallo di Francia non si arrende mai; non vi può essere trattativa mentre si continua a sparare: consideratevi mio prigioniero!” Fu la risposta di Ney.
 
Per tutta la ritirata, il nobile contegno, la destrezza tattica, il coraggio, fecero guadagnare al maresciallo una fama imperitura. Moschetto in pugno, egli guidò numerose cariche. Durante una marcia, un carro affondò all’improvviso nella sottile crosta di ghiaccio, mentre un superstite tentava disperatamente di restare a galla aggrappandosi al bordo del carro. Ney non esitò a strisciare carponi nella neve per trarlo in salvo. Riconoscendo l’uomo che aveva salvato, egli poi esclamò con tutta naturalezza…”Ah! Siete voi de Briqueville, sono lieto di avervi ripescato!”.
 
Il 20 novembre rimase solo con 2000 superstiti ed un’orda di cosacchi si accingeva ad attaccarlo…”Tambours! La charge!” Gridò il maresciallo, ed ancora una volta guidò i suoi uomini all’attacco e sfondò la linea russa, aprendosi un varco verso la salvezza ed il ricongiungimento con il grosso della Grande Armeé.
 
Un ufficiale polacco, riuscì a portare la notizia all’Imperatore, il quale, felicissimo, esclamò “Ho trecento milioni di franchi alle Tuileries, ma darei tutto per salvare Ney. Che magnifico soldato! L’esercito di Francia è pieno di uomini coraggiosi, ma Ney è il più prode dei prodi! 
 
Il 13 dicembre, a Ney era rimasto un reggimento di poco piu’ di cento 100 uomini. Con questi pochi soldati - soldati impegnati da mesi in una campagna senza precedenti a meno 40 di temperatura e dopo 6000 km di marcia - lui e il generale Gérard riuscirono nell’impresa di mantenere la posizione del Ponte di Kovno. Lo tennero e riuscirono a lasciare la Russia inseguiti da 500.000 sovietici.
 
Il 15 dello stesso mese giunse a Gumbinnen, nella Prussia orientale. Era l’ombra di se stesso, con una barba incolta, la pelle sudicia e congestionata dal gelo, con brandelli di abiti di varia foggia che lo avvolgevano. Questa figura apparve all’improvviso davanti al soprintendente della Grande Armata, il Conte Mathieu Dumas, che in quel momento era a colazione. 
“Eccomi qui!” Disse Ney. “Chi siete?”, ribatté Dumas. “Come? Non mi riconoscete? Sono il maresciallo Ney la retroguardia della Grande Armeè. Ho bruciato le ultime cartucce sul ponte di Kovno. Ho buttato gli ultimi moschetti nel Niemen. Sono giunto qui attraverso enormi distese innevate. E poi, ho una fame da lupo. Fatemi portare una scodella di minestra.”
 
Il 25 marzo 1813 Napoleone conferì a Ney il titolo di Principe della Moscova, in onore dei sacrifici e del coraggio mostrato nel corso della disastrosa campagna di Russia.
 
Migliorini nella sua bellissima opera su Napoleone, su questo episodio, dice una cosa giusta: questa ritirata innalza ancora di piu’ nella storia, la Grand Armeè francese e il Generale Ney ne diventa il simbolo.

e qui per approfondire

Apr 12

… nel mondo in ogni momento accadono tragedie terribili…

e chi pensa ai poveri gattini che non riescono a scendere dagli alberi?

” —

bart simpson

perchè tutto è relativo in fondo

Apr 03

“A pessimist sees the difficulty in every opportunity;
an optimist sees the opportunity in every difficulty” —

Sir Winston Churchill


sono indubbiamente un ottimista…

Mar 22

“… e passi far fare a Vissani i toast, ma chiedergli pure di portare fuori le immondizie è uno spreco di competenze…” — anonimo programmatore frustrato

Mar 13

“Il futuro è come il paradiso − tutti lo esaltano ma nessuno ci vuole andare adesso.” —

James Baldwin

Nessuno sa il mio nome, 1961


il futuro, chissà…

Feb 24

[video]

Feb 18

“Bisogna ragionare, non applaudire o disapprovare” — Pasolini

Feb 12

Italia,
paese immutabile…

Italia,

paese immutabile…

Gen 27

“Poiché le potenze alleate hanno proclamato che l’Imperatore Napoleone è l’unico ostacolo al ristabilimento della pace in Europa, l’Imperatore Napoleone, fedele al suo giuramento, dichiara di rinunciare al trono di Francia e d’Italia per sé e per i suoi eredi, e che non c’è alcun sacrificio personale, neppure quello della vita stessa, che egli non farebbe volentieri nell’interesse della Francia.” —

Napoleone, Imperatore di Francia.

Fontinebleau 6 Aprile 1814

(La correspondence de Napoléon Ier, vol 27esimo, n. 21558, p. 361)

Gen 12

“in guerra comandare molti è come comandare pochi.
è solo questione di organizzazione…” —

Lao Tsu

anche nelle aziende è così in fondo

Gen 01

Buon 2012 !!!

Buon 2012 !!!